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Palazzo Pesce

A Palazzo Pesce il libro “Le due Rose” tradotto in molese

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Giovedì 5 Ottobre 2017, alle ore 19,00, nella Sala Etrusca del Palazzo Pesce (Via N. van Westerhout, 24) sarà presentato il libro edito da GELSOROSSO (Bari) Le due Rose -  I dò Róse, commedia in tre atti di Piero Delfino Pesce (1874 – 1939) con la traduzione in dialetto molese di Vitangelo Magnifico e la revisione del glottologo anglo-canadese Terry Brian Mildare. Coordinerà l’incontro Mariella Dellegrazie, Docente presso l’IISS di Mola. Interverranno, oltre a Vitangelo Magnifico e, via Skype, Terry B. Mildare. Francesco Saverio Minervini, Docente di Storia del Teatro presso l’Università di Bari, che ha curato la prefazione del libro, e Sabino Rutigliano, Presidente della Pro Loco di Mola di Bari.

Rino Giuliani, Vanna Moccia e Paola Salustio di TeatrAMICO leggeranno alcune pagine del libro.



Le due Rose, quarta delle tredici commedie scritte da Piero Delfino Pesce, fu completata nel 1933 e rappresentata per la prima volta nel 1974 al Teatro “N. van Westrhout” dalla Compagnia Filodrammatica Molese diretta da Lucio Delfino Pesce, figlio dell’Autore, in occasione del Centenario della nascita dell’illustre intellettuale molese. Fu allora che Vitangelo Magnifico curò la traduzione in molese, che ora viene pubblicata con il testo originale a fronte e con la revisione dialettale del glottologo anglo-canadese Terry Brian Mildare, che per i suoi studi sul dialetto molese ricevette la Cittadinanza Onoraria del nostro Comune nel 2013.

 “Il ritorno a Mola dell’emigrante Pietro è, dunque, il motivo narrativo che innesca una serie di vicissitudini psicologiche ne Le due Rose: il tradimento e il senso di peccato nella moglie Rosodda, il desiderio di vendetta di Pietro, marito tradito e l’impressione di onore che intende ristabilire, la tenacia sentimentale di Andrea, l’amante che non vuole rinunciare alla donna, le mire della giovane Rosina che vorrebbe accaparrarsi Pietro e la sua fortuna e che, invece, si vede costretta a ‘ripiegare’ su un Giacomo, un altro fortunato molese d’America. Evidente è l’intenzione di Delfino Pesce di trasferire e denunciare nella tragicità dell’emigrazione la gravità della condizione economica e sociale nella quale versava la popolazione italiana e quella meridionale, in particolar modo. Proprio in questa sottile contestazione della rottura dei legami familiari, l’avvocato molese individua la più grave ed irreparabile conseguenza delle storture della società e della politica dell’epoca; la sofferenza dell’abbandono, la corsa ad accaparrarsi una condizione migliore, il desiderio di ritorno ad uno status quo definitivamente passato animano, non a caso, la scena finale della stazione. Quello diviene un luogo ideale, in cui si riassumono le molte sofferenze e le poche speranze, in cui si mescolano la dimensione del passato e quella del futuro, nella perenne sospensione del presente”. (Dalla Prefazione di F. S. Minervini).

L’evento si avvale della collaborazione della Pro Loco, della Libreria Culture Club Cafè, di Palazzo Pesce, della Casa editrice Gelsorosso, di TeatrAMICO e di Città Nostra.

Ingresso libero.

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