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La Chiesa di Sant’Antonio non ha sempre avuto il Santo di Padova come protettore e denominazione: alla sua fondazione, avvenuta nel 1503 grazie alla scelta dei cittadini molesi di utilizzare questo denaro comune, nonchè pubblico, per edificarla, infatti, la chiesa prendeva il nome dalla Madonna del Passo.  Nonostante la capacità di contenere dodici frati, la chiesa e l’annesso convento, ora adibito a ricovero di mendicità, al tempo ospitava solo sette frati.
Come già accennato in precedenza, la chiesa e il convento, articolato attorno ad un chiostro, sono stati costruiti nel 1503, sul suolo donato da Pietro de Mietolo, suolo su cui sorgeva una cappella già esistente e che si trovava in un punto strategico: di fatti, lontana dal centro abitato, la nostra chiesa è posizionata sulla via per Bari.
La chiesa, dove venne seppellito il corpo di Signor Pietro de Mietolo, venne occupata al tempo (probabilmente) dalla comunità dei Padri zoccolanti, solo successivamente sostituita dai Minori Osservatori (questa comunità venne soppressa solo nel febbraio del 1861, a causa di una legge di quello stesso anno), i quali vivevano svolgendo dei lavoretti all’interno del luogo. Ad esempio, commerciavano i prodotti che l’orto, da loro sempre coltivato, produceva. La maggior parte del loro sostentamento, però, proveniva dall’elemosina che chiedevano e dai lasciti dei fedeli.
Durante il corso del 1578, la chiesa di Santa Maria del Passo ricevette due donazioni: la prima proveniente da Cesare Cristaldino (il quale donava una somma indefinta di denaro atta alla celebrazione di due messe: una per la Madonna di Costantinopoli e l’altra per la Madonna del Passo) e la seconda da Sebastiano di Cristaldino (donò un ducato d’argento al fine di avere una messa cantata il giorno della Madonna di Costantinopoli).
Parlando della sua posizione, invece, la scelta di tale suolo potrebbe sembrare del tutto casuale, ma non bisogna dimenticare che gli ordini mendicanti presenti a Mola di Bari in quel periodo, cioè i Francescani e i Domenicani, vivevano grazie alle elemosine dei cittadini della zona, che potevano essere di denaro o, come successe nel caso del suolo qui trattato, di terreni, dal momento che erano privi di proprietà terriere che li potessero garantire una qualità di vita se non ottima, almeno alquanto stabile. Non bisogna nemmeno dimenticare che i Francescani, da che ne abbiamo notizia, hanno sempre scelto per edificare i loro conventi un posto abbastanza decentrato, lontano dal centro abitato, verso il quale era prevedibile una possibile espansione urbana.
Andando avanti con i tempi, il monastero venne sospeso nel 1809, ma successivamente venne riaperto ospitando sei padri e sei laici.
Nel 1834 il Canonico Giuseppe Saracino lasciò tutti i suoi possessi, tra cui la stessa chiesa della Madonna del Passo, all’ospedale (fondato dall’Arciprete Susca ne XVII secolo), designato come erede universale.
Nel 1841 l’antico convento venne trasformato in un ricovero per viandanti bisognosi di cure mediche; quest’attività venne sospesa nel 1861, a causa di un decreto che stabiliva la soppressione di ogni comunità religiosa con annessa incamerazione dei beni, che passarono immediatamente alla mani dello Stato. Il monastero divenne così l’ospedale di Mola.
Passando alla descrizione vera e propria della chiesa, procediamo parlando prima dell’esterno e successivamente dell’interno.
L’esterno: L’ingresso è posto ad ovest e presenta il topos del peccato dell’umanità: infatti, procedendo in direzione ovest-est e quindi in direzione dell’altare, ritroviamo il motivo della liberazione e del processo salvifico. Il prospetto è tripartito da lesene scanalate che poggiano su alti stilobati. I lati della chiesa sono tutti caratterizzati da un oculo mistilineo e corrispondono alle navate interne. Il lato destro è più grande di quello sinistro, quest’ultimo inglobato all’interno dell’ospedale. L’ingresso è caratterizzato da un sistema trilitico; il frontone presenta due aperture ellittiche e il simbolo francescano, con decorazioni quasi floreali. Il coronamento superiore termina con un frontone e timpano, con stesse decorazioni precedenti. Il lato destro presenta ancora degli elementi di difesa, come una caditoia, atti a dimostrare come la chiesa si trovasse al principio in un punto extraurbano. Dinanzi al primo portale ritroviamo una botola con all’interno una tomba ipogea con l’iscrizione: ALLEGRINO BALSANO 1650.
L’interno: La parte interna presenta una pianta basilicale, ad impianto longitudinale a tre navate, scandite da pilastri in pietra tufacea, che sorreggono quattro arcate a tutto sesto. Al di sopra della navata centrale ritroviamo una volta a botte unghiata, le altre due sono, invece, a croce (sull’altare e sull’abside); quelle delle due navate laterali sono anch’esse a botte. Le volte sono ricoperte di elementi settecenteschi e caratterizzare dal colore celeste e decorate con elementi floreali, realizzati in stucco bianco e ocra (decorazioni presenti anche sulle pareti dell’abside). Sulla parete di fondo ritroviamo due angeli con in mano una fiaccola ciascuno, con annessa una nicchia contenente la statua lignea dell’Immacolata Concezione, ricoperta dal manto di luce dell’Apocalisse e vestita con un abito bianco a stelline dorate e un manto azzurro. La navata destra presenta tre cappelle laterali e termina di fronte con l’altare del Crocifiso; la navata sinistra presenta quattro altari e la parete in fondo introduce la sacrestia odierna.
All’interno della chiesa sono inoltre presenti 14 tele che raffigurano le stazioni della Via Crucis (cm 52x73, olio su tela): inizialmente erano sette, solo successivamente divennero del numero attuale. Tutti gli episodi si suddividono in due gruppi. Il primo gruppo è quello della “Salita al Calvario”: i tre principali sono le cadute di Gesù sotto il peso della croce, gli incontri di Gesù con la madre, con Simone e con la Veronica. Il secondo gruppo è quello della “cima della Golgota” e comprende: Gesù spogliato, Gesù inchiodato alla croce, Gesù in croce, Gesù dopo la deposizione dalla croce tra le braccia della madre e la deposizione nel sepolcro.


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